Grotte della Tremezzina Vorrei qui parlare delle grotte presenti nella nostra zona, ma devo premettere, che per la maggior parte non e' farina del mio sacco, ma sono dati che ho ricavato da varie pubblicazioni di cui riporto la bibliografia in fondo all'articolo. La Tremezzina e' una delle aree carsiche di maggior interesse dell'intero territorio Comasco, sia per quanto riguarda la superficie (doline, fori di dissoluzione, ecc.), sia in profondita', con grotte che scendono per centinaia di metri.
A detta degli esperti, queste si sono formate in epoche antiche, precedenti le glaciazioni quaternarie, ed attualmente non sono piu' interessate (se non in modo marginale) a fenomeni di torrentismo sotterraneo. Nelle immediate vicinanze della chiesa di S.Martino, su di una parete a picco sul lago si apre il Buco della Madonna, la grotta e' profonda solo pochi metri, e vi si accede tramite alcuni scalini intagliati nella roccia, la leggenda racconta che qui e' stata ritrovata la statua della Madonna, probabilmente trafugata dagli abitanti di Menaggio verso il 1500 per preservarla dalle devastazioni lanzichenecche. |
Nella parete rocciosa immediatamente dietro la chiesa si aprono altri anfratti poco profondi e facilmente raggiungibili. Nella parete tra Nava e Pilone si apre il Bucone di Griante, non molto profondo, ma da cui si gode una splendido panorama sul lago e le montagne circostanti. A Nava si apre la grotta piu' affascinante e famosa della zona, il Buco della Rotella, un abisso praticamente verticale, che con alcune balze raggiunge una profondita' di oltre 100 metri con in fondo un piccolo laghetto.
La grotta e' stata esplorata in diverse riprese da squadre di speleologi, se ne sconsiglia vivamente l'accesso a chi non e' piu' che esperto. Poco piu' in basso si puo' accedere al Buco del Coldiro', che tramite uno stretto accesso, immette in un cunicolo di circa 60 metri. Scendendo per Rogaro, sulla parete verso Griante si incontra una serie di cinque buchi, tutte di non grande profondita', ad eccezione del Bucone Quinto, in cui strisciando per cunicoli molto stretti, intercalati da piccole stanze, si puo' penetrare per una profondita' di circa 100 metri, scendendo di circa 40, sul fondo e' situato un laghetto melmoso. Spostandoci sopra Rogaro, immediatamente sotto la Cappelletta degli Alpini, si apre il sistema di grotte piu' ampio della zona, il Bucone di Tremezzo, esso e' composto da due cunicoli paralleli (uno sopra l'altro) in leggera salita di oltre 400 metri ognuno.
Si accede al cunicolo superiore tramite un'ampia apertura che via via si restringe, verso la fine del percorso un pozzo quasi verticale lungo qualche metro permette di immettersi nella galleria inferiore.
Una curiosita', il Bucone ospita la piu' grossa colonia di pipistrelli della provincia. Le mie esplorazioni
Da ragazzino, con mio padre e con alcuni amici griantesi, ho visitato le piccole cavita' attorno alla chiesa di S.Martino, spingendoci fino al Bucone di Griante, ed a quelli della Rotella e del Coldiro', questi ultimi osservati rispettosamente e con timore solo dall'esterno.Circa venti anni fa, ho voluto fare qualche esperienza un po' piu' da grande, ed in compagnia degli amici Massimo Fumagalli (di Menaggio) e Franco Longoni (di Lenno) ho esplorato il Bucone Quinto e la galleria superiore del Bucone di Tremezzo.
Dopo avere indossato la tuta, gli scarponi, il casco con pila frontale, con il patema d'animo di possibili attacchi di claustrofobia (per me e Franco era la prima volta) e dopo esserci accertati di avere una pila di scorta, ci siamo infilati nel Bucone Quinto.
Strisciando a testa in giu' e con un braccio in avanti ed uno dietro (altrimenti non ci si passa), abbiamo percorso il cunicolo iniziale, e raggiunta la prima stanza, ci siamo fermati a riprendere fiato, ed a scambiarci le prime impressioni, spegnendo tutte le luci per vedere che effetto ci faceva il buio assoluto, inevitabilmente ci siamo trovati a parlare della tragedia di Vermicino (avvenuta poche settimane prima), e dell'orribile situazione in cui si era trovato quel povero bambino. Con rinnovata fiducia abbiamo continuato a strisciare ed a contorcerci, proseguendo nel percorso, fermandoci nelle varie stanze ad ammirare le stalattiti e stalagmiti (per chi non lo sa la stalattite e quella che scende dal soffitto, e la stalagmite quella che sale dal pavimento), e giungendo sul fondo dove un laghetto melmoso ci ha impedito di proseguire.
La piu' forte impressione e' stata quella della calma e dell'annullamento quasi assoluto dei sensi, niente luce, niente suoni, niente odori, solo il tatto.
Non sto a raccontarvi con che senso di liberazione abbiamo rivisto la luce del sole.
Percorrendo carponi la discesa del prato sotto la grotta, mi sono visto davanti agli occhi (a non piu' di 20-30 centimetri), un serpente, ma ero talmente gasato che non ci ho fatto troppo caso, e lui se ne e' scappato spaventato da questa inaspettata bestia con gli occhiali. Successivamente, galvanizzati dall'esperienza precedente, abbiamo visitato il Bucone di Tremezzo.
Qui tra vari contorsionismi, e senza incontrare i temuti stormi di pipistrelli, abbiamo raggiunto il fondo del cunicolo superiore, siamo stati tentati di scendere nella galleria inferiore, ma vista l'ora tarda decidiamo di rimandare ad un'altra occasione (sono ancora in attesa, ma non e' detto che non lo faccia prima o poi).
Conclusione
Lo scopo di questo articolo non vuole essere quello di istigare qualche ragazzino ad intraprendere attivita' pericolose, ma di far conoscere alcune delle bellezze delle nostre gia' bellissime zone, invitando gli eventuali visitatori a lasciare le cose come sono, senza portarsi a casa dei souvenir, ed evitando di lasciare scritte e messaggi sulle pareti delle grotte (come spesso capita di vedere), se uno e' scemo, che necessita' c'e' di farlo sapere a tutto il mondo.
Se qualcuno fosse seriamente interessato a praticare questo affascinante sport, e' meglio che si convinca che il fai-da-te e la faciloneria, in questo campo possono essere estremamente pericolosi ed a volte fatali.
Meglio rivolgersi a qualcuno di gia' esperto, eventualmente contattando il Gruppo Speleologico del CAI di Menaggio. Bibliografia
- Griante Cadenabbia, ieri e oggi (Paolo Roda, 1983)
- Le grotte (Assessorato Ecologia e Beni Ambientali della Regione Lombardia, 1978) |