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Escursionismo
Da Giovedì 01 a Domenica 04 Maggio 2003
Trekking - Isola del Giglio
ITINERARIO:
Giovedì 1° maggio: Visita Giglio Castello e dintorni
Venerdì 2 maggio: Punta di Capel Rosso
Sabato 3 maggio: Punta del Fenaio, Campese e dintorni
Domenica 4 maggio: Giglio Castello e dintorni
Giovedì 1° maggio:
Partenza da Cassano ore 4.30 con mezzi propri per Porto Santo Stefano.
Arrivo previsto a Porto Santo Stefano ore 9.30 dove lasciamo le auto.
Si prende il traghetto (partenza stimata ore 10.30) che in circa un'ora ci porta all'Isola del Giglio, e più precisamente a Giglio Porto dove pernotteremo per tutta la durata dell'escursione.
Giglio Porto:
Fino al X-XI secolo fu l'unico centro abitato dell'isola, raccolto intorno al porto che nei primi secoli dell'impero rivestì grande importanza come scalo marittimo per le navi che facevano rotta dall'Africa e da Roma verso le coste della Gallia e della Spagna. Il porto del Giglio, in epoca romana, era dotato di un molo in blocchi di granito, nel quale, per evitare l'insabbiamento, erano state praticate due fenditure. Il porto romano rimase tale fino al 1796, allorché si rese necessario un suo ampliamento, essendo diventata la pesca la seconda attività economica dopo l'agricoltura. La fisionomia attuale risale al 1979, quando, in seguito ai gravi danni provocati da una furiosa mareggiata, si provvide a una sua più solida ristrutturazione.
La stessa sorte del grandioso molo romano è toccata ai resti di una Villa romana del I-II sec. D.C., venuti alla luce nel 1918 nei pressi della Caletta del Saraceno che, annessa alla villa stessa, fungeva da vivaio per l'allevamento delle murene. Gli avanzi di mosaici, stucchi, muri in opus reticulatum si trovano ora inglobati nelle costruzioni sovrastanti. Accanto al luogo dove sorgeva la villa romana, a sud del porto, si leva la cosiddetta Torre del Saraceno, fatta costruire da Ferdinando de'Medici nel 1596.
Nel pomeriggio è possibile visitare il caratteristico centro di Giglio Castello, dove si arriva in circa un'ora e trenta con 400 metri di dislivello.
Si deve imboccare la strada asfaltata che congiunge il Porto al Castello, dopo la curva da cui si diparte il bivio per l'Arenella (graziosa caletta che si può visitare al ritorno), sulla sinistra si apre il vecchio sentiero dapprima sterrato che poi diventerà una bella mulattiera immersa nella vegetazione (erica arborea, lentisco, leccio, corbezzolo, mirto). Si raggiunge poi una larga e inclinata "aia" granitica da cui si può vedere a sinistra la Torre del Lazzaretto, avanti a noi si ergono le mura di levante del Castello e più lontano, un po' più a destra, l'Antico Faro. La mulattiera si trasforma di nuovo in un sentiero sterrato che sbuca nella piazza antistante le mura.
Giglio Castello è un pittoresco borgo medievale, posto sulla cima di un colle a 405 metri di altezza.. L'abitato è raccolto a ridosso della Rocca in un intrico di ripidi violetti sormontati da frequenti archi. Le case sono di sasso e sono caratterizzate da scale costruite all'esterno, che servivano a mettere in comunicazione i piani delle abitazioni senza togliere spazio all'interno. Il paese è circondato da un'alta cinta muraria ben conservata, intervallata da sette torri, che in origine erano dieci. Sia le Mura che la Rocca furono costruite dai pisani nel sec. XII, e in seguito massicciamente restaurate e potenziate nel 1623 per volontà di Ferdinando II de'Medici. Nella Parrocchiale di San Pietro si possono vedere affreschi del XIV secolo e un'acquasantiera che ha come base un capitello corinzio di età traianea (II sec. D.C.). La chiesa custodisce pure un prezioso Crocifisso di avorio del XVI secolo (che alcuni attribuiscono al Giambologna, altri al Bernini) e un Reliquiario d'argento (XVIII sec.) in forma di braccio, che racchiude un'ulna di San Mamiliano, patrono del paese. Il singolare reliquiario è da collegare alla leggenda secondo cui, al termine di una furiosa lotta scoppiata fra castellani, elbani e genovesi, che si contendevano le spoglie del pio eremita morto sull'isola di Montecristo, ai gigliesi non rimase che un braccio staccatosi dal busto, mentre il resto del Santo se lo portarono via gli altri.
Venerdì 2 maggio:
GIGLIO PORTO - PUNTA DEL CAPEL ROSSO - GIGLIO CASTELLO - GIGLIO PORTO
Lunghezza del percorso: 12 km
Tempo medio di percorrenza: 6 ore
Dislivello in salita e discesa: 400 metri
Partenza ore 8.30.
Dalla Torre Medicea presso il Porto ci dirigiamo fuori dal paese in direzione sud. Dopo una serie di vicoli e scalette che costeggiano delle minuscole cale sulla sinistra, fra cui la Caletta delle Murene, percorriamo un breve tratto di via del Saraceno, quindi svoltando a destra raggiungiamo la strada asfaltata che porta alla Cala delle Cannelle. Alle ultime case dell'abitato, imbocchiamo un sentiero che sale a sinistra e che si ricongiunge con la strada asfaltata all'altezza del cimitero. Dopo 20 minuti dalla partenza, seguendo la strada che scende a sinistra, raggiungiamo la Cala delle Cannelle e, superato il residence omonimo, si procede in forte salita per un breve tratto su una strada sterrata abbastanza larga, poi si prende il sentiero che, passando sotto un viale di eucalipti e cipressi, avanza in continuo saliscendi. Dopo una decina di minuti, oltrepassato un uliveto, arriviamo al promontorio di Capo Marino. Il sentiero si restringe e continua ad avanzare alto sulla scogliera in un continuo saliscendi fino a scollinare, dove appare la Cala delle Caldane. Attraversiamo un arenile di grossa sabbia granitica e riprendiamo il sentiero che, dopo una breve salita, avanza tra villette e giardini. Superate le macerie di un vecchio edificio, raggiungiamo un bivio dove svoltiamo a sinistra e scendiamo sulla scogliera (attenzione!). Occorre muoversi su grandi massi di granito che si possono superare solo se la scogliera non è battuta dalle onde. Arrampicandoci sulle rocce raggiungiamo un edificio abbandonato, ne percorriamo la balconata fino a una paretina rocciosa sulla quale troviamo una freccia bianca. Seguendo la direzione indicata risaliamo uno stretto canalone erboso delimitato a destra da una rete metallica. Dopo una decina di metri sbuchiamo al culmine della scogliera dove l'occhio può spaziare sull'Argentario. Camminiamo nella macchia finchè incontriamo la recinzione di una proprietà privata; quindi non ci resta che scendere alla sottostante scogliera percorrendo un inclinato lastrone di granito lungo una cinquantina di metri. Procediamo sugli scogli con attenzione fino a una folta macchia dove il sentiero è ridotto a poco più che una traccia e sale ripido fino al costone sovrastante la Cala Torricella. Scendiamo fino a una stretta insenatura e, procedendo vicino al mare, all'altezza di alcuni scogli affioranti svoltiamo bruscamente a destra lungo un ripido pendio. A un centinaio di metri lasciamo sulla sinistra una casa bianca costruita sulla Punta Torricella, oltrepassiamo dei ruderi e, seguendo un'altra freccia, svoltiamo a sinistra superando in breve una cava di granito abbandonata per sbucare alla Cala degli Alberi dove si trova il tranquillo Hotel Hermitage. Attraversiamo l'uliveto e gli orti intorno all'albergo dirigendoci verso il vallone incassato fra il Poggio del Sasso Dritto e il Poggio Falcone. Attraversiamo un terreno delimitato da una staccionata e procediamo nella macchia seguendo i pali della linea telefonica. Arrivati ad un bivio, prendiamo a sinistra in salita tra massi e una folta vegetazione. Dopo 20 minuti si esce allo scoperto dove ritroviamo un sentiero che si apre in mezzo a una bassa macchia fino ad un bivio dove andiamo a destra fino ad un altro incrocio dove teniamo la sinistra in direzione del Faro, che si trova al di là di un'ampia spianata occupata da vigne e oliveti.
Seguiamo il sentiero in direzione del Faro della Marina fino al cancello che va aggirato sulla destra, fino ad un ponticello dove troviamo la mulattiera. Teniamo la destra fino al pianoro dove parte la gradinata scolpita nella roccia che ci fa strada fino al mare. A sinistra vediamo l'inizio della costa di levante, a largo sull'orizzonte Giannutri e l'Argentario, sotto di noi una spaccatura che arriva alla Cala Saracinesca, a destra la bella Cala dello Schizzatoio e davanti a noi una grossa roccia erosa dai venti, qui particolarmente violenti.
Ritorniamo al quadrivio prima del Faro della Marina e seguiamo il sentiero che punta diretto a nord sulle pendici del Poggio Terneti. Saliamo fino ad incontrare muretti a secco e resti di costruzioni rurali, testimonianze dell'antico sfruttamento rurale della zona, e ruderi di una vecchia postazione militare per poi giungere ad un'ampia sella collocata fra il Poggio Terneti appena superato e le alture dei Castelletti (da qui si scorge il mare di entrambi i versanti orientale e occidentale). La mulattiera, dapprima pianeggiante, inizia a scendere e dopo 10 minuti circa, superato un frutteto abbandonato, si allarga fino a diventare una carrareccia. Percorso un breve tratto, lasciamo sulla destra il sentiero che scende alla Cala delle Cannelle e arriviamo in una zona arida nei pressi della discarica. In una sella fra il Poggio della Pagana e il Poggio della Chiusa incontriamo sulla sinistra i ruderi di una vecchia costruzione rurale: da qui in mezz'ora si raggiunge Giglio Castello, sia attraverso il sentiero nella pineta a sinistra della discarica, si a passando per la strada asfaltata sottostante (Panoramica di Punta di Capel Rosso). Sulla sinistra ci accompagna la vista dell'ampia baia di Campese. Da Giglio Castello si scende a Giglio Porto per la vecchia mulattiera.
Sabato 3 maggio:
GIGLIO PORTO - PUNTA DEL FENAIO - CAMPESE - GIGLIO PORTO
Lunghezza del percorso: 13 km
Tempo medio di percorrenza: 6/7 ore
Dislivello in salita e discesa: 270 metri
Partenza ore 8.30.
Imbocchiamo la strada asfaltata che conduce al Castello. Poco prima del bivio che porta a sinistra al Castello e a destra a Campese, prendiamo un sentiero campestre sulla destra in direzione della torre dell'Antico Faro (1865). Si procede in piano in direzione nord seguendo un muretto a secco, poi il sentiero svolta bruscamente ad ovest. Sotto si apre la valle dell'Olivello che scende verso il mare. Dopo poco il sentiero svolta nuovamente verso nord, lasciando la macchia, che va sempre più cedendo spazio alle vigne e agli orti, e passa sotto gli alberi ai margini della pineta. Il sentiero scende poi a zig zag fino ad una radura dove diventa una traccia fino ad una strada carrozzabile che seguiamo a sinistra in dolce discesa verso il Poggio delle Serre. In pochi minuti raggiungiamo una vecchia costruzione usata un tempo per pigiare l'uva appena vendemmiata e lasciare il mosto a fermentare.
Da qui prendendo lo stretto sentiero che si apre a sinistra, si può raggiungere Giglio Campese in circa 1 ora.
Seguiamo per poco più di 1 km la carrareccia che, scendendo tra orti e vigneti, oltrepassa il Poggio delle Serre, aggirandolo a destra, e in circa mezz'ora raggiungiamo il Faro del Fenaio. Di qui, muovendoci lungo un sentiero che passa alto sulla costa, ci dirigiamo verso la baia di Campese. In circa mezz'ora, dopo avere compiuto diversi saliscendi e avere attraversato le valli delle Secche e dell'Olivello, raggiungiamo la strada provinciale. Siamo in prossimità dei campeggi e, dopo dieci minuti, incontriamo la possente Torre del Campese.
Giglio Campese è il centro abitato più recente dell'isola e una frequentata stazione balneare. L'abitato si stende all'interno di una splendida insenatura, sul margine di un'ampia spiaggia sabbiosa. Sulla destra della baia si leva una possente Torre a pianta cilindrica (XVI sec.), che fu fatta erigere da Ferdinando I de’ Medici. In origine la torre sorgeva isolata sugli scogli ed era raggiungibile dalla terraferma mediante una passerella, che di volta in volta veniva ritirata; in seguito la passerella fu sostituita da un ponticello in muratura a un'arcata tuttora esistente. Sulla spiaggia di Campese, il 18 novembre del 1799, sbarcarono duemila tunisini, senza che la guarnigione della torre, sopraffatta dal terrore alla vista di un così imponente spiegamento di forze, tentasse la pur minima resistenza. Resi spavaldi dall'inerme accoglienza, i predoni si accinsero ad assalire Giglio Castello. I castellani, vedendoli salire, si prepararono a difendersi e, per invocarne la protezione, portarono in processione l'immagine di San Mamiliano. Accadde allora un prodigio inaspettato. Si alzò improvvisamente un vento fortissimo che avrebbe affondato le navi in rada, se i pirati non si fossero affrettati a risalire a bordo. Gli isolani si gettarono all'inseguimento degli assalitori e si concentrarono in armi intorno alla torre di Campese, rendendo più precipitosa la ritirata dei tunisini, che non tornarono più.
A Campese si può scegliere tra diversi sentieri alla scoperta di altri angoli caratteristici.
Punta Faraglione:
Lunghezza del percorso: 1 km
Tempo medio di percorrenza: 40 minuti circa
Il percorso ha inizio all'estremità meridionale della spiaggia di Campese. A sinistra delle ultime case si apre una mulattiera che, immersa nella macchia, si inerpica su un ripido costone calcareo per poi trasformarsi in un dolce sali-scendi nel bosco, fino al fondo di un valloncello che sbocca in una stretta insenatura denominata Pertuso. Superata un'arida pietraia si può godere un'ampia veduta dell'isola fino alla radura da cui si può ammirare la Punta Faraglione. Si segue il sentiero che scende e poi risale ad un belvedere naturale sopra la Cala dei Pozzarelli punteggiata da aguzzi scogli affioranti e chiusa a sud dalla Punta del Gesso, a destra la striscia rocciosa che porta alla Punta Faraglione.
Il ritorno avviene per lo stesso itinerario.
Cala dell'Allume:
Lunghezza del percorso: 1,5 km
Tempo medio di percorrenza: 45 minuti
Il percorso inizia dove la strada porta alla valle dell'Ortana. Si oltrepassa una piccola centrale termoelettrica e, seguendo la strada sterrata, si raggiunge il deposito delle autolinee e un impianto disattivato dell'ENEA per la sperimentazione fotovoltaica. Si sale in lieve pendenza fino alla vecchia miniera di pirite: a destra si alza il Poggio Zuffolone, dove vive una colonia di mufloni ed in breve si arriva al poggio sovrastante la scogliera della Cala dell'Allume. Attraverso un sentiero molto scosceso si può scendere alla sottostante scogliera, caratterizzata da rocce dorate, grazie all'ossidazione dei detriti di materiali ferrosi che in passato si estraevano dalla vicina miniera. Dalle acque si vede emergere la Cappa, il più grande fra gli scogli del Giglio, chiamato "Isola" dagli abitanti di questa terra.
Il rientro a Giglio Porto avviene passando comunque da Giglio Castello.
Domenica 4 maggio:
A scelta è possibile prendere il traghetto in orari diversi: ore 9.00, ore 15.00 oppure ore 18.00 (salvo variazioni dell'ultimo minuto), per cui è possibile godersi anche quest'ultima giornata.
ISCRIZIONE E COSTI PRESUNTI
- Le iscrizioni sono aperte dal 13 marzo 2003 fino ad esaurimento di n. 21 posti.
- All'atto dell'iscrizione è richiesto il versamento della caparra di 50,00 Euro a persona che verrà scontata dal totale dovuto per il pernottamento.
- Costo assicurazione CAI-R.C. obbligatoria di Euro 10,00 per i quattro giorni.
- Costo del pernottamento e prima colazione presso Hotel Bahamas a Giglio Porto:
- n. 2 camere doppie Euro 68,00 per notte
- n. 3 camere triple Euro 82,00 per notte
- n. 2 camere quadruple Euro 92,00 per notte
- Traghetto compagnia Toremar tariffa bassa stagione:
Comitiva da 12 a 30 p. A/R Euro 7,24 a persona
- Autostrada e consumo carburante da suddividere al momento fra tutti i partecipanti.
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ABBIGLIAMENTO E ATTREZZATURA
Zaino, scarponcini da trekking, materiale per la pioggia e tanta voglia di camminare!
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